Intossicazione da funghi nel cane e nel gatto

Introduzione

http://www.ask.com/pets-animals/can-dogs-eat-mushrooms-8acc39ff3a41a5be

Purtroppo non esiste un test semplice che contraddistingue i funghi velenosi da quelli commestibili; per un’accurata identificazione è dunque necessario rivolgersi ad un micologo esperto. Nonostante al giorno d’oggi si stima che solo poche specie siano letali, non è ancora chiaro quale sia la percentuale di funghi contenenti sostanze potenzialmente tossiche. Nuove specie vengono scoperte continuamente e per molte di queste, non sono disponibili dati sulla tossicità. In Svizzera, intossicazioni dovute ad assunzione di funghi velenosi continuano ad essere un’emergenza medica. La diagnosi è spesso molto difficile in quanto i test per rilevare le diverse micotossine sono al momento molto limitati. Attualmente, solo la rilevazione dell’amanitina, della psilocina e della psilocibina sono disponibili presso laboratori di tossicologia veterinaria. Le pubblicazioni scientifiche inerenti i nostri amici a quattro zampe sono ancora molto poche, nonostante il rischio d’ingestione, vista la loro natura curiosa, è maggiore rispetto a quello dell’uomo.

In caso di dubbi consiglio di consultare il seguente indirizzo internet http://www.vetpharm.uzh.ch/perldocs/index_x.htm o di prendere subito contatto con il vostro veterinario di fiducia.

Funghi epatotossici

La maggior parte degli avvelenamenti dovuti ad ingestione di funghi è dovuta a delle tossine appartenenti ai ciclopeptidi. Molti generi di funghi velenosi (Amanita, Galerina, Lepiota, Cortinarius, Conocybe spp.) contengono delle sostanze appartenenti a questo gruppo. L’Amanita phalloides è considerata la più tossica.

Queste specie contengono diverse tossine, in particolare le amatossine, che comprendono le amanitine; queste sostanze sono epatotossiche e responsabili della maggior parte delle intossicazioni e delle morti. La dose letale dell’amantina nel cane è di 0.5 mg/kg di peso corporeo (nell’uomo 0.1 mg/kg).

In media, l’Amanita phalloides e ocreata contengono da 1.5 a 2.3 mg di amantina per grammo di funghi secchi. L’assunzione del cappello di un fungo risulta dunque essere mortale.

Le amantine sono rilevabili nel siero e nell’urina prima che si sviluppano i sintomi dell’avvelenamento. Le fasi dell’avvelenamento sono quattro: durante la fase iniziale si ha un periodo di latenza di circa 6-12 ore, durante il quale non vi è ancora alcun sintomo clinico. Nella seconda fase (si presenta normalmente tra le 6 e le 24 ore dopo l’assunzione), gli animali avvelenati mostrano letargia e sintomi gastrointestinali (vomito, diarrea, dolore addominale, anoressia). Durante la terza fase i soggetti sembra si stiano riprendendo (durata 12-24 ore). Nella quarta ed ultima fase si sviluppa un’insufficienza epatica fulminante (36-48 ore dopo l’assunzione). Sanguinamenti, sintomi neurologici secondari ed insufficienza renale altre possibili conseguenze. Il 50% dei soggetti esposti muore 1-2 giorni dopo l’assunzione.

Diagnosi: l’anamnesi è certamente il punto più importante. Test per il rilevamento dell’amantina nel siero, nell’urina, nei contenuti gastrici, in residui di funghi consumati, nel fegato o nei reni sono disponibili presso laboratori tossicologici specializzati.

Purtroppo non esiste un antidoto e il trattamento è normalmente sintomatico e di sostegno. Infusione endovenosa, carbone attivo, trattamento antiemetico e di sostegno epatico (la silimarina è descritta nell’uomo come principio che può ridurre l’assunzione di amantina da parte delle cellule epatiche; acetilcisteina e S-adenosilmetionina) e monitoraggio costante i trattamenti raccomandati.

Amanita phalloides (https://it.wikipedia.org/wiki/Amanita_phalloides#/media/File:Amanita_phalloides_1.JPG)

Amanita phalloides (https://it.wikipedia.org/wiki/Amanita_phalloides#/media/File:Amanita_phalloides_1.JPG)

Amanita_ocreata_79782

Amanita ocreata (https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/fa/Amanita_ocreata_79782.jpg)

 

Funghi neurotossici

Idrazine

Le idrazine sono delle tossine presenti nelle false spugnole dette anche “spugnole bastarde”. Più correttamente questi funghi appartengono al genere Gyromitra. La gyromitrina, l’idrazina presente all’interno di questi miceti, risulta essere mortale se ingerita in una quantità di 20-50 mg/kg per le persone adulte e 10-30 mg/kg i peso corporeo per i bambini. Non esistono dati relativi ai cani o ai gatti. La quantità di tossina presente nel fungo è pari allo 0.12-0.16% del peso dello stesso.

In medicina veterinaria è riportato solo uno studio riguardante l’ingestione di gyromitrina. Un cane di dieci settimane, dopo l’ingestione di funghi contenenti questa tossina, ha mostrato sintomi neurologici, coma e morte (sei ore dopo l’ingestione).

Anche in questo caso la diagnosi è data dall’anamnesi. Non esiste un test per la rilevazione.

Il trattamento è di supporto, non esiste alcun antidoto.

Gyromitra (https://it.wikipedia.org/wiki/Gyromitra#/media/File:Giftlorchel.jpg)

Gyromitra (https://it.wikipedia.org/wiki/Gyromitra#/media/File:Giftlorchel.jpg)

Isossazoli

L’acido ibotenico e il muscimolo appartengono agli isossazoli e sono contenuti in due funghi molto comuni: l’Amanita pantherina e l’Amanita muscaria.

Segni clinici di avvelenamento negli esseri umani sono visti con esposizioni superiori ai 6 mg di muscimolo e 30-60 mg di acido ibotenico. La concentrazione di acido ibotenico in un’Amanita muscaria è stimato attorno ai 100 mg/kg di fungo fresco, quella di muscimolo 3 mg/kg di fungo fresco.

L’ingestione di una singola Amanita pantherina è risultata essere mortale in diversi cuccioli di cane.

Sintomi neurologici comuni presenti dopo l’assunzione sono quelli del disorientamento, opistotono, paresi, stato epilettico, miosi, sintomi vestibolari, depressione respiratoria (bradipnea) e in casi severi coma e morte. I primi sintomi si verificano già dopo mezzora dall’assunzione.

La diagnosi è basata ancora una volta sull’anamnesi; non esiste un test per il rilevamento della tossina all’interno dei liquidi corporei.

Il trattamento deve essere subito orientato a bloccare e controllare le possibili crisi epilettiche. Induzione del vomito (se l’animale è cosciente quando è portato dal veterinario) può essere determinante e l’utilizzo del carbone attivo possono bloccare l’assorbimento delle tossine.

Amanita pantherina (https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/dd/Amanita_pantherina_2013_G1.jpg)

Amanita pantherina (https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/dd/Amanita_pantherina_2013_G1.jpg)

Psilocina e psilocibina

Funghi appartenenti ai generi Psilocybe, Panaeolus, Conocybe, and Gymnopilus possono contenere due tossine: la psilocina e psilocibina. Queste specie di funghi contengono tra 1.2 e16,8 mg/kg di fungo di psilocibina. L’assunzione da 10 a 20 mg di questa tossina ha provocato nell’uomo effetti simili all’assunzione di LSD. Non esistono dati sulla tossicità negli animali domestici. Persone che consumano questi funghi hanno generalmente allucinazioni per circa un’ora e un recupero completo entro dodici ore. Nei cani, l’assunzione di funghi contenenti psilocibina può causare aggressività, atassia, vocalizzazione, nistagmo, convulsioni e aumento della temperatura corporea. La psilocina e la psilocibina possono essere rilevate nelle urine presso laboratori tossicologici specializzati. Negli Stati Uniti, Regno Unito e Germania, la psilocibina e la psilocina sono  sostanze controllate dalle autorità e funghi contenenti tali micotossine sono chiamati funghi magici o allucinogeni. A causa degli effetti di breve durata, i casi lievi si risolvono senza trattamento. Trattamento sintomatico e di supporto può essere necessario quando sono presenti segni clinici gravi. Sintomi neurologici più gravi possono essere controllati con fenobarbitale e diazepam.

Funghi contenti muscarina

I più comuni funghi contenenti muscarina appartengono alle specie Inocybe e Clitocybe. Alcuni altri generi sono sospettati di contenere quantitativi significativi di muscarina: Mycena, Boletus, Entoloma e Omphalotus. La muscarina è anche presente in concentrazioni piuttosto basse nell’Amanita muscaria.

Segni clinici possono verificarsi rapidamente (spesso nell’arco di 5-30 minuti) e per lo più entro due ore dall’ingestione. I segni clinici tipici includono: salivazione, lacrimazione, minzione, diarrea, dispnea e vomito (spesso descritto con l’acronimo inglese SLUDDE -> Salivation / Urination / Diarrhea / Dyspnea / Emesis). La dispnea può svilupparsi in risposta all’aumento delle secrezioni bronchiali e alla broncocostrizione. Sono possibili anche bradicardia, miosi, ipotensione e dolore addominale. La saliva è spesso descritta come densa e filamentosa. Le diagnosi differenziali includono l’esposizione a pesticidi come organofosfati, carbammati e micotossine come la slaframina. Il soggetto può mostrare apatia come conseguenza dell’ipotensione e dell’ipossia.

La diagnosi è basata sui sintomi clinici (->SLUDDE) e la risposta al trattamento. Come conferma la muscarina è possibile rilevarla nell’urina. L’identificazione del fungo nel materiale vomitato o nell’ambiente circostante può aiutare nella diagnosi.

Terapia: induzione del vomito, carbone attivo. L’atropina è da iniettare come antidoto al più presto per via endovenosa, in parte con iniezioni sottocutanee. I sintomi possono risolversi 30 minuti dopo la somministrazione dell’atropina. Se non trattati, gli animali mostrano i sintomi per diverse ore.

La prognosi è da considerarsi buona.

Clitocybe fragrans (https://en.wikipedia.org/wiki/Clitocybe_fragrans#/media/File:Clitocybe-fragrans-duft-trichterling.jpg)

Clitocybe fragrans (https://en.wikipedia.org/wiki/Clitocybe_fragrans#/media/File:Clitocybe-fragrans-duft-trichterling.jpg)

Funghi provocanti irritazione gastrointestinale

I funghi provocanti irritazione gastrointestinale appartengono ai generi Agaricus, Boletus, Chlorophyllum, Entoloma, Gomphus, Hebeloma, Lactarius, Naematoloma, Omphalotus, Ramaria, Rhodophyllus, Russula, sclerodermia, Tricholoma e altri.

La tossina provocante irritazione gastrointestinale la maggior parte delle volte non è stata identificata.

I meccanismi proposti comprendono ipersensibilità, reazioni idiosincratiche, alcune carenze di enzimi ed irritazione gastrointestinale. Alcuni dei funghi appartenenti a questo sottogruppo sono considerati commestibili e provocare sintomi in soggetti sensibili o se le tossine non sono disattivate attraverso la cottura.

I sintomi clinici si manifestano normalmente abbastanza velocemente (da quindici minuti a poche ore dopo l’ingestione). Vomito, diarrea e dolori addominali sono sintomi comuni. Altri segni possono includere letargia, ipersalivazione, ematemesi ed ematochezia. Ipovolemia e anomalie elettrolitiche secondarie possono essere delle conseguenze possibili.

La diagnosi è confermata dall’anamnesi, dai sintomi clinici e dalla presenza del fungo nel vomito.

I funghi devono essere conservati per l’identificazione. È importante notare che funghi nefro- ed epatotossici, dunque potenzialmente molto più pericolosi, hanno spesso inizialmente sintomi di vomito e diarrea e solo dopo una certa latenza si sviluppano sintomi più importanti e che possono risultare poi mortali.

La terapia comprende l’induzione del vomito, il carbone attivo e, a seconda della gravità, l’eventuale ospedalizzazione con terapia di supporto contenente antiemetici e antacidi.

Molti casi sono autolimitanti.

Nella maggior parte dei casi, la prognosi è buona e il recupero completo è previsto entro poche ore dall’assunzione.

Funghi nefrotossici

Alcune specie di funghi del genere Cortinarius risultano essere nefrotossiche. I funghi hanno un colore marrone arrugginito o rossastro. Le tossine nefrotossiche presenti in questi funghi sono l’orellina e l’orellinina.

I primi sintomi, si presentano entro 72 ore, vomito e diarrea soprattutto. Tra i tre e i venti giorni dopo l’assunzione, si possono sviluppare segni d’insufficienza renale. Negli esseri umani sono stati descritti i seguenti sintomi: aumento della sete, dolore al fianco, brividi e sudorazione notturna. Un recupero come und anno cronico renale sono entrambi possibili.

La tossina orellanina può essere rilevata nell’urina nelle prime 24 ore dopo l’assunzione. Sfortunatamente, spesso i sintomi si verificano dopo questo lasso di tempo e la micotossina non è più rilevabile nel campione di urina.

Ancora una volta l’anamnesi, l’identificazione del fungo ingerito e l’esclusione delle altre possibili diagnosi differenziali risultano essere importanti per giungere ad una diagnosi.

La terapia principale è di supporto: infusione endovenosa, monitoraggio della funzionalità renale costante ed evtl. dialisi i passi terapeutici raccomandati.

Cortinarius orellanus (http://www.funghiitaliani.it/uploads/post-21-1105233362.jpg)

Cortinarius orellanus (http://www.funghiitaliani.it/uploads/post-21-1105233362.jpg)

Conclusione

Una molteplicità di funghi possono essere ingeriti accidentalmente dai nostri piccoli animali. Nonostante alcune specie sono commestibili, altre risultano essere epato-, neuro-, cardio-, nefrotossiche, provocare sintomi gastrointestinali o emolisi.

In seguito all’ingestione di un fungo sconosciuto è sempre consigliato contattare il proprio veterinario di fiducia ed indurre il vomito, proseguendo poi una terapia con carbone attivo in animali che risultano essere asintomatici. Il vomito deve essere analizzato per la presenza di possibili resti di funghi. È sconsigliato conservare i funghi per una successiva analisi in un sacchetto di plastica; meglio inserirli in un sacchetto di carta, o dentro del giornale. Se il campione non viene analizzato a breve termine meglio congelarlo fino a quando avviene l’identificazione.

Un’analisi completa del sangue comprendente un profilo biochimico completo ed un’ematologia completa ed un’analisi dell’urina sono dei passi diagnostici che andrebbero sempre eseguiti per avere dei valori base. A seconda dei sintomi è consigliato poi un monitoraggio continuo.

Galeandro Luca, Dr. med. vet, DACVIM (SAIM), specialista in medicina interna Baumstark Miriam, Dr.ssa med. vet, DACVIM (SAIM), specialista in medicina interna

 

Letteratura

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  2. Bernard MA. Mushroom poisoning in a dog. Can Vet J 1979;20:82–3.
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(Germany): Verlag Gerhard Witzstrock; 1980. p. 115–23.
  6. Kirwan AP. ‘Magic mushroom’ poisoning in a dog. Vet Rec 1990;126:149.
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