Puntura di imenotteri

Eziologia

Diversi membri dell’ordine degli imenotteri risultano essere una delle maggiori fonti di avvelenamento nei piccoli animali.

Tre le famiglie appartenenti a questo ordine che hanno importanza: Vespiadae, Formicae e Apidae.

Nei mammiferi la dose letale stimata è di 20 punture / kg. Tuttavia, una singola puntura può essere mortale in individui sensibili. Le punture multiple di calabroni e vespe hanno maggiori probabilità di provocare gravi complicazioni.

Fisiopatologia

Diverse le sostanze presenti all’interno del veleno che viene iniettato. Per quanto riguarda gli apidi: proteine, ammine vasoattive, acetilcolina, serotonina, ialuronidasi, fosfolipasi A2, chinina e mellitina. Il veleno di alcune formiche è composto principalmente da alcaloidi (95%). La ialuronidasi promuove la distruzione del tessuto connettivo. La fosfolipasi A2 agisce in sinergia con la mellitina per distruggere le membrane cellulari. Inoltre spesso viene promosso un rilascio di istamina.

Processi fisiologici che avvengono a seguito della puntura: a. dolore localizzato, edema e gonfiore localizzati, spesso autolimitanti; b. reazione anafilattica; c. la reazione può anche avvenire sino a 14 giorni dopo la puntura con sviluppo di DIC, epatopatia, neuropatia, collasso cardiocircolatorio, insufficienza renale acuta e anemia o trombocitopenia immunomediata.

Gonfiore mandibolare apicale a seguito di puntura di imenottero in un giovane border collie

Diagnosi

I segni clinici possono variare: da lieve a accentuato dolore nella sede della puntura. A volte è possibile notare ed estrarre il pungiglione. La zona circostante alla puntura può essere eritematosa, gonfia e calda. L’eritema e l’edema possono essere localizzati o regionali. Il paziente può mostrare forte prurito. A volte si sviluppano delle reazioni cutanee generalizzate ed in caso di anafilassi alcuni soggetti possono esibire vomito, diarrea, debolezza, collasso, convulsioni, insufficienza respiratoria e arresto cardiovascolare.

I gatti possono mostrare vocalizzazione marcata, ipersalivazione, atassia e prurito. Altri segni clinici possono verificarsi se le complicazioni secondarie derivano da anafilassi o da reazioni di ipersensibilità (p.e. DIC, neuropatie, vascolite, anemia immunomediata e/o trombocitpenia, coagulopatia (disturbi a livello della coagulazione), gravi problemi respiratori, epatopatia e collasso cardiocircolatorio).

Analisi di laboratorio: in caso di anafilassi o reazioni di ipersensitività di tipo ritardato, abbassamento delle piastrine (trombocitpenia), anemia, alzamento dei globuli bianchi, alzamento degli enzimi epatici, iperbilirubinemia, azotemia.

L’analisi delle tossine non è un test effettuato di routine.

A volte viene effettuata una lastra nella quale viene visualizzato un rigonfiamento del tessuto connettivo dove è avvenuta la puntura e, in caso di problemi respiratori, si ha spesso una trama interstiziale polmonare.

Terapia

La maggior parte delle volte non è necessaria alcuna terapia. In casi più gravi viene consigliata una terapia locale (applicando impacchi freddi) ed una terapia sistemica. Medicamenti antistaminici (p.e. clemastina o difenidramina), analgesici vengono a volte somministrati.

In caso di gravi sintomi gastrointestinali vengono prescritti gastroprotettori e medicamenti antiemetici.

Solo pazienti con gravi reazioni anafilattiche e gravi sintomi neurologici necessitano ospedalizzazione e terapia con infusione, medicamenti endovenosi e continuo monitoraggio.

Prognosi

Generalmente ottima. Solo nei casi con forti reazioni anafilattiche si può andare incontro alla morte del paziente.

Curiosità

Alcune razze (Boxer e alcuni terrier) possono essere più sensibili a questo genere di tossine.

Galeandro Luca, Dr. med. vet, DACVIM (SAIM), specialista in medicina interna, Galeandro Miriam, Dr.ssa med. vet, DACVIM (SAIM), specialista in medicina interna


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